Causa impegni lavorativi di alcuni membri del gruppo, solo mezzo ATeam ha preso parte all’avventura romana.
Partenza ore 9.35 da Ravenna.
Arrivo ore 14.30 a Roma.
All’arrivo ci attendevano Valeria Altriocchi e Michele Palinsesto.
Primo problema della giornata: scegliere tra le quindici opportunità che mr.Panino offre per il pranzo. Risolto il problema del pranzo tardivo, ci siamo avviati verso La Sapienza.
Ognuno chiaramente da strade diverse per far perdere le tracce ad eventuali inseguitori.
Giunti al luogo prefissato abbiamo atteso l’arrivo del Dott. Prof. Illustr.mo Stefano Epifani che ha estinto con il chinotto la nostra sete di viaggiatori interregionali.
Bloglab
Alle 17.30 (circa) il bloglab ha avuto inizio senza ulteriori indugi. Io sono stato definito il fellow ombra in quanto non assegnato ufficialmente a nessuno, ma comunque implicato in molte scelte tecniche di alcuni bloglabber.
La mia opera di difesa dello sfondo nero è proseguita anche in questa occasione.Ogni bloglabber ha parlato dei suoi dubbi e delle sue esperienze, e alla fine l’unico consiglio adatto a tutti è stato: “produci contenuti e mettici del tuo”.
In effetti non credo serva molto altro.
Questo è l’intervento di Feba. Apprezzatissima da tutti come al solito.
La cena
La cena in una tipica trattoria romana non poteva essere la cornice migliore per chiudere una giornata così intensa. Come al solito ho saputo controllare l’appetito e non mi sono mangiato i piatti e le forchette. Tutto il resto si, e in porzioni multiple. Magda e Alessio sono stati ospiti eccellenti e li ringrazio con tutto il cuore.
Il rientro
Il rientro sta procedendo senza particolari intoppi, a parte una mandria di infanti piangenti sull’Eurostar. Uno di questi fanciulli, particolamente disperato mi ha dato l’ispirazione per la LPDO di oggi.
Alessio è giunto a casa mia venerdì sera alle 21.00 e alle 22.00 eravamo già di fronte ai cappelletti al ragù e alle grigliate di carne. Non ci facciamo mancare niente, neanche l’arsura notturna da overdose di porco alla brace.
Siamo stati inseguiti da una coppietta che non si è accorta della fine degli anni 50. Sembravano appena usciti da Happy Days; ci hanno tampinato dal distributore di benzina fino al ristorante.
Gioxx che vede S.Felice
Scesi dal bus navetta A e percorsi 50 metri, Gioxx è sbiancato ed è caduto in ginocchio. Mani due spugne, salivazione azzerata, manie di persecuzione, miraggi. Solo S.Felice apparso sulla cima di un palazzo gli ha ridato la forza di rialzarsi e iniziare a correre incontro al suo destino.
Questa volta, tale destino, è stato benevolo, permettendogli di riabbracciare il proprio portatile lasciato inavvertitamente sull’autobus.
La rete da panchina
Che Andrea Beggi avesse poteri sovrannaturali lo si sapeva già grazie a queste testimonanze ma che potesse prendere una panchina e connetterla al mondo intero non si credeva fosse possibile fino a quando non ne ha dato dimostrazione pubblica.
Pare che qualcuno possa vantare il privilegio di aver letto sul proprio monitor “sei connesso ad Andrea Beggi”!!!
La frase indimenticabile
Durante la cena siamo stati allietati da canzoni degli Abba, degli Scorpions e degli A-Ha.
Andrea Beggi ha così sintetizzato lo stato attuale della musica:
“saranno almeno 17 anni che non vengono pubblicate canzoni anni 80″
Mi aspettavo che le mie colleghe, che vivono la rete, andassero dalle cyber suffragette a dire loro che certe visioni della rete fan ridere i polli (anche quelli arrosto) e che mettersi a fare certe critiche ad Andrea Beggi è veramente fuori luogo. Certo non fuori luogo quanto tenerci più di un’ora a sentire un monologo delirante sulle occorrenze di google per giustificare lo squilibrio sessuale su internet, come al citizencamp, ma quasi quasi ci andavamo vicino.
Sono rimasto deluso da tutte quelle colleghe che non si sentono rappresentate da certi movimenti cyberfem e che non hanno dichiarato a chiare lettere il loro dissenso in merito.
Socialità VS impegno
La certezza che la parte sociale del FemCamp sarebbe stata molto più interessante delle presentazioni ce l’avevo, semplicemente perchè io sono un tecnico e se non mi si portano questioni bleeding edge non mi diverto a guardare uno schermo videoproiettato.
Per questo motivo quasi nessuna delle presentazioni ha attirato la mia attenzione al punto da sottrami al cortiletto ricco di vita e di divertimenti. Ovviamente elena e feba sono state meravigliose e stanno riscuotendo il meritato successo.
Tema o non tema
Qualcuno mi ha fatto notare come un barcamp senza un tema sia qualcosa di sostanzialmente inutile. Ci ho pensato su e continuo a non essere d’accordo. Secondo me un barcamp è un momento di interscambio libero. Se ti va bene è così, se non ti va bene, nessuno ti obbliga a partecipare, tantomeno a restare una volta che ti ci trovi dentro. Se non ti piace qualcosa c’è tutta la libertà di prendere la parola e fare presente la questione. Se te ne resti in disparte a ruminare giudizi, hai semplicemente perso una occasione.
Quando avevo qualcosa da dire o domande da porre, il barcamp mi ha dato la possibilità di farlo. Quando non ho detto niente, è perchè non avevo niente da dire. Questo ha un effetto simmetrico. Quando nessuno dice niente, si prende per buono che non avesse niente da dire…
La questione della discriminazione
Non credo che le discriminazioni si risolvano con altre discriminazioni. Per questo il cyberfemminismo è una cagata pazzesca.
Credo che ogni individuo sia diverso dal suo prossimo e quindi l’ipotesi dell’uguaglianza universale sia una fandonia.
La differenziazione di genere è inevitabile e naturale. L’uguaglianza sociale (sacrosanta e inviolabile) non può essere confusa con l’uguaglianza reale, assolutamente irrealizzabile.
Per una volta che esiste un medium neutro che collega i cervelli, liberi dalle identità biologiche, arrivano certi elementi e continuano a farne una questione sessuale. Secondo me prima o poi si sveglieranno dal loro torpore intellettuale e si accorgeranno di non avere più nessuno intorno ad ascoltare.