Camden Town
Camden Town from Luca Sartoni on Vimeo.
Per i prossimi quattro giorni gli abitanti di Londra mi vedranno bighellonare per la loro città armato di videocamera. Chissà che non ne venga fuori qualcosa di bello. Di sicuro mi divertirò. Ci si vede mertedi prossimo con qualche novità succosa.
Luca Sartoni on June 28th 2008 in viaggi
Domani lo passo viaggiando. Cattolica in mattinata e Milano nel pomeriggio.
Una “sporca decina/ventina/trentina” di persone è stata invitata da Current TV nei suoi studi.
Speriamo che abbiano pronte le tartine, altrimenti sai che musi lunghi…
Mi fa piacere incontrare Livia, Giovanni e Tommaso in casa loro e tutti gli altri allegri invitati.
Di sicuro ci scapperà qualche intervista per Intruders.TV Italia e un bel video di backstage.
Adesso si dorme che domani si guida.
Luca Sartoni on June 10th 2008 in Amici, FrontPost, current.com, intruders.tv, viaggi
Definire IWordCamp come il barcamp gioiosamente più inatteso è, dal mio punto di vista, un dovuto tributo al lavoro di Wolly e compagni.
Come al solito lascio ad altri raccontare le cose importanti, io amo soffermarmi su questioni di dettaglio, piccoli frammenti di vita da ricordare a lungo.
Se l’andata è stata caratterizzata dagli occhi impastati dal sonno di una partenza mattiniera, il ritorno ha avuto seri momenti di suspance e terrore.
Un SUV (Stupid Useless Vehicle) mi ha sfanalato a lungo mentre viaggiavamo ai 130Km/h in autostrada. Subito Fullo ha pensato di dispensare serenità ai presenti, raccontando di come si siano registrati episodi inquietanti sulle autostrade italiane. Prima ti sfanalano, poi tu ti fermi, poi loro ti accompagnano al primo autogrill tenendoti un coltello alla gola. Giunti all’autogrill ti obbligano a mangiare una rustichella. Scherzo. Ti rapinano.
I divani mobili erano straordinari. Permettevano di creare minigruppi e anche di seguire le presentazioni principali. Inoltre si potevano schiacchiare pisolini.
Non c’erano. Finalmente.
Finalmente qualcuno che capisce come vanno certe cose. Wolly e compagni hanno focalizzato il loro impegno su cose veramente importanti e non sui dettagli che troppo spesso stanno caratterizzando gli eventi tech del nostro paese. Chissenefrega dei badge e di tutti gli altri ammenicoli se poi lo spazio non è adatto al fine della manifestazione alla quale si sta partecipando.
Il posto era perfetto, l’audio era accettbile, gli interventi di eccellente livello (anche quelli che non sono stati fatti). Non serviva altro. Bravi.
Arrivato al barcamp ho notato che tutti gli interventi erano molto tecnici e che erano presenti alcuni dei miei elementi di studio. Mi trovavo nello stesso posto con Wolly (itblog.tv), Maurizio Pellizzone (videomarta), Matteo Flora (Casa Lastknight).
Quale miglior occasione per parlare di videoblog e webTV? Così ho fatto un talk intitolato “Orrori ed errori dei video sul web” nel quale ho dispensato qualche consiglio tecnico e ho messo a disposizione la mia piccola esperienza maturata nei successi e negli errori commessi nella mia attività di Intruder. Presto metterò online questa presentazione. A modo mio, ovviamente.
Mentre Sara ed io stavamo registrando l’intervista a Matt Mullenweg, un passerotto si è posato sulla transenna vicino a me. Si trattava di un piccolo che stava imparando a volare e io l’ho raccolto per portarlo lontano dagli umani e permettere ai suoi genitori di raggiungerlo e continuare con le lezioni di volo. Matt non ha esitato un secondo e mi ha ritratto nella mia opera di crocerossina per volatili dispersi.
Per cui posso dire a pieno titolo che stavo con l’uccello in mano durante un barcamp. E c’era chi mi fotografava…
E anche questa trasferta romana è passata, con tutti gli strascichi del caso.
L’elenco linkato dei partecipanti lo trovate in tantissimi altri posti, io mi limiterò a qualche episodio sporadico, degno di nota.
Primo nelle classifiche e primo nel chi guida peggio, Luca Conti è stato primo anche nella lista insanguinata di chi poteva fare le domande ad Al Gore. Solo che a metà domanda la sua lingua si è tramutata in pietra facendo piombare il teatro nel gelo più agghiacciante. Solo la maestria di Montemagno e il miracolo della favella ritrovata hanno riportato tutto alla normalità.
Un attento moviolone notturno, mi ha rivelato il mistero di tale fenomeno di pietrificazione linguale. Luca Conti aveva posto una domanda diversa, per costrutto grammaticale, da quella apparsa sul maxischermo durante la sua enunciazione, facendogli perdere il filo, ritrovato dopo quei lunghi istanti silenti.
Appena giunti all’Ambra Jovinelli, un energumeno taurino mi ha impedito l’accesso, dicendo che non erano permesse videocamere all’interno del teatro. Solo l’intercessione dell’ufficio stampa ha permesso l’accesso al mio strumento di ripresa. E a quello di tutti gli altri. Ma davvero pensavate di avere dei blogger e non ammettere le videocamere? Che pretese assurde…
Dopo giorni e giorni di riflessioni non so ancora dire se vincesse la cravatta di Tessarolo o gli stivali di Al Gore. Una sfida all’ultimo brivido!
Dopo il pomeriggio in teatro, Livia, Alessio, Marco, Giorgio ed io ci siamo recati dal kebabbaro di fiducia di Livia. Mai mangiato un kebab più lurido e unto nella mia vita. Se faccio esclusione di quello assaporato con Alessio e Stefano, tra i vicoli di Montmartre in occasione di “Le Web 07″. Dev’esserci una correlazione tra gli eventi tech e il kebab bisunto; indagherò più a fondo su questo fenomeno…
Dalla stazione Termini fino all’EUR si è discusso come Guido Arata, fosse non solo il più giovane di tutti noi, ma anche il più quotato. Ovviamente si sono sprecate frasi tipo “potresti essere mio figlio”, “io alla tua età giocavo con i soldatini” ecc. Tutte frasi sintomo di quanta invidia fosse concentrata in quel taxi della capitale.
Ad un certo punto Guido ha ammesso candidamente che il giorno successivo sarebbe dovuto andare a scuola, ma partecipando alle nostre scorribande avrebbe probabilmente saltato le lezioni. Il taxista ha prontamente sottolineato che quando aveva 18 anni si faceva “certe seghe”… Tutti abbiamo concordato su questo punto, ammettendo anche noi le nostre antiche abitudini di diciottenni. Solo dopo 15 minuti ho capito che “segare” in romanaccio sia sinonimo di “fare sboccia” in romagnolo, cioè saltare la scuola.
Luca Sartoni on May 13th 2008 in Amici, FrontPost, Geek, Humor, current.com, intruders.tv, spigolature, viaggi

Picture by JuliusK on DeviantArt
Tra qualche ora partirò per Roma per partecipare allo IAB Forum domani, alla presentazione di Current.TV giovedi.
Venerdì farò di tutto per essere a Pesaro alle Conversazioni dal Basso e sabato doppio appuntamento milanese: IWordCamp grandiosamente messo in piedi da Wolly e Pangea Day al teatro Franco Parenti .
Nella speranza di incontrare più amici possibili, non mi resta che scaldare twitter e preparare la valigia.
Aikido Team goes to Bergamo from Luca Sartoni and Aikido Team Ravenna on Vimeo.
Ginevra in macchina è un inferno. E per “inferno” non intendo la parte gustosa fatta di orgie e dolciumi (ognuno l’inferno lo pensa come vuole), intendo un inferno fatto di sensi unici, rotonde e semafori impazziti.
La svizzera ha da tempo dichiarato guerra al cervello dell’automobilista italiano, abituato a fare quello che vuole quando vuole, ma che sostanzialmente ha ben poche regole da seguire e quindi ben poche regole da infrangere.
Invece qui in territorio elvetico/francese andare per strada è un casino che fatico persino a descrivere. Innanzi tutto, per un certo periodo della loro storia neutrale devono aver avuto una sovrabbondanza di vernice perchè ogni singolo tratto stradale ha almeno una quindicina di righe di diverso colore che indicano almeno otto o nove diversi obblighi e pericoli. Un po’ come nelle palestre delle scuole, dove a terra sono tracciati diversi campi per diverse discipline e i primi tre anni li passi a capire quali colori corrispondono alla pallavolo e quali alla pallamano.
Solo che qui, se sbagli disciplina, vai a finire contro un autobus. E ti fanno anche la multa.
A proposito di multe, ho preso la mia prima multa elvetica. Ieri sera cercavamo parcheggio nella zona del nostro albergo e dopo una decina di giri di ricognizione abbiamo trovato un posto libero vicino ad un parco. Il cartello corrispondente a quel tratto di strada era piuttosto difficile da interpretare, almeno fino a questa mattina. Fatto sta che quando siamo andati a riprendere la macchina l’abbiamo ritrovata nel mezzo del mercato ortofrutticolo, perfettamente mimetizzata tra cavolfiori e sedani. Dopo aver preso visione del pezzo di carta sul parabrezza, ci siamo dileguati sotto lo sguardo ridanciano dei venditori di ortaggi.
Più tardi cercherò di capire come saldare il mio debito con lo stato elvetico, prima che le guardie svizzere dotate di alabarde e pennacchi vengano a reclamare alla mia porta.
Storia a sè la fanno i semafori. Per noi che siamo abituati a tre colori in successione ordinata, la configurazione cromatica svizzera è davvero difficile da interpretare. Noi abbiamo il verde, il giallo e il rosso. Sempre in questa successione. Passare, fermarsi se possibile, fermarsi e basta. Loro no, hanno il verde, il giallo, il rosso, il giallo, il verde di nuovo.
Il secondo giallo, posto tra il fermarsi e il passare serve a legittimare la sgassata prepartenza e farti affrontare il verde senza le clacsonate di chi sta dietro. Ma vivendo in una provincia dove il clacson si usa poco, non apprezzo particolarmente questa funzione antirumore, anzi per me che il giallo è dare gas o frenare, l’averlo tra le scatole una volta in più non mi è di nessun aiuto.
Poi se il giallo lampeggia insieme al verde significa che i pedoni hanno la precedenza; anche se sono titubanti; anche se sono lenti; anche se vorresti investirli. Ok, ok, neanche da noi li puoi investire ma era solo una ipotesi.

Picture by superfunk on DeviantArt
Datemi pure del provinciale ma a me le rotaie in mezzo alla strada mentre sto guidando fanno sempre impressione. Mi sembra sempre che debba passare il treno. Che poi è un tram.