Lettera pubblica a Roberto Dadda
[Disclaimer]: se avessi potuto evitare di arrivare a questa lettera pubblica l’avrei fatto molto volentieri. Ma ad un certo punto bisogna rendersi conto che discutere con certe persone non solo non porta a niente ma consente a queste persone di prendersi libertà che ben oltre il buon gusto e la civile conversazione. Per questo motivo credo sia il caso di portare questa cosa in ambito pubblico dove chiunque può farsi un’idea delle persone coinvolte. Premetto che la moderazione dei commenti di questo post sarà un po’ più stretta del solito, se volete commentare, vi prego di rimanere molto aderenti all’argomento, senza offese o attacchi personali, nel limite del possibile.
Roberto,
ci conosciamo sufficientemente bene per sapere entrambi che tu non hai la minima intenzione di mollare la presa e io neanche. Stai facendo una tempesta in un bicchiere d’acqua, perchè stai ospitando sul tuo wall FB (che noi abbiamo in sola lettura) una delle più disinformate discussioni mai viste sulla nostra azienda e adesso anche sulla mia persona.
Stai insultandomi in pubblico come poche altre volte e io sto lasciando correre. Come tua abitudine riporti mezze conversazioni ai tuoi amici per fare la vittima.
Hai avuto uno scambio infelice con una persona che voleva aiutarti a chiarire un dubbio e te ne sei venuto fuori, come al solito, prima dichiarandoti giornalista e poi professorone, perchè lo sappiamo, quando non hai argomenti, tu fai cosí. Hai preso una conversazione privata in cui ti veniva dato del maleducato e hai immediatamente minacciato di scrivere un editoriale di fuoco contro la nostra azienda su una rivista. Quando lo hai riportato ai tuoi amici lo hai però chiamato “articoletto” e non appena ti ho informato che avrei chiesto informazioni al direttore della rivista per capire se sono a conoscenza del tuo modo di raccogliere informazioni (non contattare la fonte ma chiedere in giro, affidandosi alle voci di corridoio) sei impazzito scrivendo decine di email a me, al mio capo, alla dirigenza e hai messo in piedi il teatrino che è possibile vedere (ma non commentare) sul tuo profilo FB.
Hai avuto un piccolo scazzo con una persona che lavora in un’azienda e non appena ti è stato fatto notare che non era il modo adeguato di raccogliere informazioni e di rivolgersi ad una sconosciuta hai iniziato a dimenarti sguaiatamente risalendo immediatamente la gerarchia e cercando appigli più in alto scrivendo direttamente alla dirigenza. Ma questo sei tu, ti conosco e sapevo benissimo che lo avresti fatto. Non sai sostenere una conversazione civile, non mi sorprendi.
Con me lo hai già fatto in passato, offendermi online per poi fare l’amicone di persona, stringendo mani e facendo sorrisi. Mi ricorderò sempre alla festa di matrimonio di Zamperini come mi hai entusiasticamente presentato a tua moglie dicendo “ah ti presento Luca, discutiamo sempre ma siamo amici!”. E avevi passato le settimane prima a dirmene di ogni colore. Esattamente come stai facendo adesso.
Ti informo che non siamo amici. Non lo siamo nella vita reale e non lo siamo su Facebook. Sei un ipocrita e della specie più ingenua, quelli che credono che gli altri non se ne siano mai accorti.
Quello che mi sorprende ogni volta è il tuo modo arrogante e saccente, la totale mancanza di umiltà che si trova in quello che fai e il cercare sempre il modo di farti spalleggiare dai tuoi amici. Al punto di voler travisare qualunque cosa le persone mettano in rete pur di essere la vittima. Hai preso un mio messaggio su FF e te lo sei voluto cucire addosso a tutti i costi in modo che ti dicessero “poverino”. Peccato che non fosse dedicato a te.
Ti informo nuovamente che di te io non scrivo mai, tranne quando il tuo nome è riportato a chiare lettere nel testo. Non ho mai avuto la necessità di fare riferimenti ambigui, sottili o viscidi come invece è tuo classico stile. Quando devo dirti una cosa io ti scrivo direttamente, quando devo parlare di te io faccio il tuo nome in pubblico dove tu puoi replicare, non in un profilo privato dove solo tu e i tuoi amici autorizzati possono prendere a sassate le persone, il loro lavoro, la loro azienda e la loro reputazione.
Detto questo, comportati come preferisci,
ognuno è libero di fare quello che crede e di fare la figura che gli spetta.
PS: E ti avviso, questa email io la pubblicherò sul mio blog, perchè di te non mi fido e come tuo solito la prenderai a stralci per far vedere quanto sei la povera vittima della situazione.
9 Responses to Lettera pubblica a Roberto Dadda
Leave a Reply Cancel reply
Luca Sartoni
My Podcast- Ep09 – The best elevator pitch ever: 4 great tips by Carmine Gallo
- Ep08 – Media on demand: how we consume content, a chat with Madlen Nicolaus
- Ep07 – Sean MacNiven about motivation, gamification and enterprises
- Ep06 – Carmine Gallo about passion, vision and leadership
- Ep05 – How to organize a great event: Lisanne Vos from KGS Global













così, pubblicata senza neppure due righe per spiegare cosa é successo? mah.
@massimo: lo sai perfettamente quello che è successo. E leggendo la lettera è più che chiaro anche a chi non è a conoscenza dei fatti.
“E leggendo la lettera è più che chiaro anche a chi non è a conoscenza dei fatti” (veramente non proprio, almeno un link alla discussione su Facebook ci stava)
Mmm… concordo con gli altri utenti, servirebbe il link alla discussione per capire di cosa si tratta…
Forse facevi meglio a chiedere scusa per un atteggiamento che è francamente ingiustificabile. Di sicuro facevi più bella figura, e la facevi fare anche all’incolpevole (e credo ignara) azienda per cui lavori. Questo è spararsi nei piedi. E come esperto di social dovresti essere il primo a capirlo.
In realtà è fin troppo chiaro cosa sia successo. Qualora qualcosa dovesse sfuggire, come è accaduto al sottoscritto, è sempre possibile sbirciare sulla bacheca “incriminata” che è in libera lettura per tutti coloro che si trovano su Fb. Sulle modalità del come ciò si accaduto, ovvio, non è dato sapere. La lettera è fin troppo chiara. Non rientra nello stile di Sartoni l’attacco gratuito. Sul fatto che un giornalista pretenda di scrivere, forse in maniera tendenziosa forse no, un pezzo che “danneggi” in qualche modo l’azienda e chi la rappresenta, senza neppure accertarsi che dette informazioni corrispondano al vero, giustifica pienamente il diritto di chiunque, si senta coinvolto, di agire di conseguenza.
Gaetano, guarda che i giornalisti, se degni di questo nome, fanno le proprie ricerche con le proprie fonti e i propri pareri. Possono sì voler sentire anche l’azienda in oggetto, ma di sicuro non si fermano ai comunicati stampa di dette aziende. Se lo facessero, sarebbero a loro volta delle veline e dei PR, non dei giornalisti.
[...] schermaglia mediatica tra due amici (e quindi eviterò appellativi =]) come Roberto Dadda e Luca Sartoni. Eviterò accuratamente di commentare ciascuna delle due posizioni ma sono dell’opinione che [...]
Concorde con te Massimo, mi preme solo sottolineare l’esile incastro: nel momento in cui il giornalista si fa un’idea di ciò che deve scrivere che senso ha contattare la responsabile delle PR che peraltro si rende disponibile per rispondere a qualsiasi dubbio si ponga in essere? Se a detta di determinate fonti, un’opinione acquista sempre più senso e compattezza, nella testa del giornalista, perché non pubblicarla e basta invece di richiedere “il comunicato stampa”? Dadda ha citato le mie parole sul suo blog definendomi come gente che scrive in buona fede. Ha ragione! Non entrando nel merito della questione, che peraltro non conoscevo, ho solo espresso parere positivo circa l’intenzione di Sartoni di preservare se stesso e l’azienda da una possibile pubblicità negativa. Diritto di tutti se permetti. Che poi la realtà sveli altri retroscena e che la reazione di Sartoni, possa essere stata una mossa (magari istintiva al momento) dettata dalla, non troppo velata, tracotanza del Dadda che, con l’atteggiamento del santone, proclama: “Letizia ti aprirò un nuovo affascinante orizzonte: per essere amici di qualcuno basta chiederlo, è semplice, immediato e non costa nulla!” è fuor di dubbio e, a questo punto, diventa più che legittima. Non conosco Roberto Dadda, non sono nella posizione di dire se abbia proferito cotanta esclamazione dall’alto della sua veneranda età, esperienza o semplicemente in buona fede, nell’infruttuoso tentativo di apparire simpatico, certo è che nessuno, tanto meno un giornalista può arrogarsi il diritto di rivolgersi a una persona, della quale conosce solo l’indirizzo email e il ruolo che ricopre, in tale modo. Conosco Luca però, e non ho dubbi nell’affermare che non si tratta né di uno sprovveduto né di un “bullo” (studente, giovane, chiamato in mille modi) del web. Per cui non ho nessun problema a ribadire che, nella fattispecie in particolare, abbia preso le giuste contromisure. Chi di web ferisce…