Spigolature sulla mia settimana in UK
Idee sparse e frammenti senza un filo, perchè un filo in fondo, in fondo non ce l’ho.
Sono arrivato a Londra domenica 8 marzo e ho raggiunto “l’allegra topaia” in Earl’s Court, l’albergo così definito dal prode Alessio, fiducioso della pulizia degli alberghi di sua maestà. E invece alla fine l’albergo era una gran figata, tenendo conto che lo abbiamo pagato in tutto una sessantina di pound a testa per una doppia per tre giorni.
Certo “una gran figata” confrontato allo standard londinese, in cui i ragni sono fossili e le moquette sono fatte con le pelli della mummia del Similaun.
Al Social Network World Expo ho incontrato David Casalini, Domitilla e Maurizio, con i quali è stato piacevole scambiare quattro chiacchiere in quella noia mortale di conferenza inutile. Solo rivedereToby Beresford e scambiarci quattro chiacchiere valeva il prezzo del biglietto, per il resto noia totale.
Ho piacevolmente rivisto Francesca e Riccardo e il mio posto preferito a Londra, la Turbine Hall del Tate Modern.
Gli scoiattoli di Hyde Park riescono sempre a rapire la mia attenzione ma questo post sta diventando un po’ troppo cheesy…
Gli ultimi due giorni li ho trascorsi fuori Londra, a Crawley, cogliendo l’occasione di visitare Brighton.
Un pezzo del mio cuore è rimasto sul Brighton Pier, il pontile luna-park che fa tanto secolo passato.
Solo il pontile di Santa Monica era riuscito ad ispirarmi quanto quello di Brighton. Chissà quante mele candite sono state addentate su quelle assi di legno.
E poi centinaia di ragazzini in gita, che facevano foto sulla riva di un Oceano che non conoscevo e che la nebbia e le nuvole rendevano magico. Qualcosa fuori dal tempo.
A Brighton c’è anche un palazzo in stile arabo, talmente fuori posto che non riesce a trovare una ragione d’essere. Forse il vezzo di qualche riccastro stralunato.
Cosa mi rimane, di questa esperienza, a parte le decine di foto che potete trovare qui?
Beh qualche esperienza interessante di sicuro. Prima di tutto cercherò di non volare più Ryanair perchè per pochi euro in più ho provato British Airline da Gatwick e ne è valsa la pena. Quello che si spende in più di aereo lo si risparmia di treno. Inoltre volare BA è proprio un’altra cosa rispetto al low-cost.
Poi ho scoperto che ci sono ristoranti italiani in UK nei quali si mangia meglio che in tanti ristoranti italiani. Per esempio da ASK a Crawley, il ristorante in cui lavora la mia amica Roberta. Davvero super, sia il servizio che la qualità del cibo. Certo un pochino deviato verso i gusti inglesi, con cose tipo il Garlic Bread, ma la pasta è proprio pasta e il parmigiano è parmigiano. Quindi 10 e lode.
Pollice verso alle conferenze tech di basso profilo. Noia micidiale e networking pari a zero. Almeno a Le Web o al 2.0 Expo, se non ti interessa quello che si sta dicendo in quel momento, ci sono almeno 200 persone interessanti da conoscere, che normalmente non vogliono venderti niente. Alle conferenze piccole tutti cercano di incastrarti in un angolo e di rifilarti qualche decina di chili di brochure.
Altra piacevolissima sorpresa è stato uscire con MCC. Da acerrimi nemici a guasconi della city. Abbiamo cenato insieme e siamo andati ad una festa organizzata su ASW. Me la sono spassata e come già a Riva del Garda, si era rivelato divertente e generoso, mettendo a disposizione la casa, questa volta è stato proprio bello uscirci insieme. Adesso potete anche darmi dello smidollato. Me lo merito
3 Responses to Spigolature sulla mia settimana in UK
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Luca Sartoni
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Il palazzo che dici, il Royal Pavilion, fu edificato da un Giorgio re di Inghilterra (non ricordo quale, direi il III) perché adorava il Taj Mahal e ne voleva una copia in Inghilterra
In un attimo mi hai riportato alla mente tantissimi ricordi di un meraviglioso mese trascorso proprio a Brighton…quanto vorrei tornarci!
E’ un posto delizioso e per la prima volta concordiamo nei gusti!
Qua urge il nome dell’albergo, che a Londra mi sa che ci vado in vacanza quest’anno.